Bufale 2.0: Second Life


Web 2.0. Forse uno dei concetti più usati ed abusati degli ultimi 2 anni, il futuro su cui molti teorizzano ma che pochi, molto pochi, capiscono. Bene, io non pretendo di avere capito il web 2.0. Il sovraccarico di informazioni è incredibile, i cambiamenti continui, per cui risulta veramente difficile riuscire a focalizzare dei punti di massima, da cui fare partire una teoria vera e propria. Bene, uno degli aspetti più interessanti, e di cui forse non si parla molto, è la Bufala 2.0.

Ricordate come solo un paio di anni fa pareva che Second Life fosse il nuovo mondo, dove si potesse avere un avatar finalmente figo, muscoloso, tatuato e capellone, uscire con avatar(esse?) fighe, magre, tettone e disponibili. Si poteva volare sulle città, aprire delle botteghe e disegnare i propri vestiti, venderli e farci pure qualche soldo. In più, meraviglia delle meraviglie, era possibile aprire un conto in banca (reale), bersi una Coca Cola, guardarsi il nuovo teaser trailer appena uscito sul web, visitare la sede virtuale dell’Italia dei Valori (bravo, Di Pietro, soldi ben spesi). Insomma, una figata, molto nuova e molto duepuntozero. Poi un sacco di utenti iscritti, 9 milioni ed in crescita, ed un sacco di spazio sui media tradizionali (perchè poi,per essere consacrato, un progetto web 2.0 ha ancora bisogno di uscire sul “vecchio ed antico” giornale?). Il problema è saltato fuori quando si è capita la differenza tra utenti registrati ed utenti attivi. Questi ultimi, 300mila ed in calo, non erano certo un mercato tanto appetibile. Ancora peggio per gli  utenti connessi, mai più di 30mila contemporaneamente. Conseguenze? Tutti i media che avevano vissuto di rendita su Second Life (pagine di cultura & tecnologia per mesi e mesi hanno ripetuto le stesse, identiche bufale, presi dalla frenesia del “nuovo che avanza”) lo hanno scaricato malamente, gettato via come se niente fosse.
Esistevano due diverse Second Life: una, quella reale, era una noia terrificante, semi vuota e con scarsissime possibilità di farsi una bella scopata virtuale e, a seconda delle prestazioni, reale (in quanti hanno fatto un account solo per questo?). Una versione, quella dei media tradizionali, piena di vita, di feste, di felicità e di Irene Grandi che sgambetta (complimenti, in questo caso, al regista). Insomma una bufala colossale. Da quanto non se ne parla più? Che fine hanno fatto tutti i soldi investiti nella pubblicità sul mondo virtuale? Pare che stia succedendo lo stesso a Facebook. Sarà in grado di reggere la pressione dei media tradizionali?

Lo saprete, forse, alla prossima puntata.

di AdSimple

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3 risposte a “Bufale 2.0: Second Life

  1. Per non parlare poi della miriade di fesserie che si scrivono a riguardo .. purtroppo negli ultimi anni anche internet è sceso, in molti casi, al livello della televisione tradizionale, in cui non è importante tanto quello che si dice quanto dirlo.

    Esempio lampante è questo articolo. Probabilmente l’autore non ha nemmeno idea di quello di cui sta parlando, ha semplicemente fatto un minestrone magari di un’esperienza disparata in SL e quello che ha sentito in giro.

    Prima punti il dito contro i media e l’esigenza che hanno i fenomeni 2.0 per essere definiti tali e poi dichiari terminata una realtà solo perchè la tv – fortunatamente – non nè parla più?

    Negli ultimi 2 anni cmq, tanto per tua conoscenza personale, il numero di utenti collegati è salito costantemente .. anche se non è questo a renderla interessante.

    Complimenti per aver contribuito all’informazione delle cicale 😉

  2. In effetti, l’articolo di cui sopra si segnala per la totale disinformazione.Il “web 2.0”, amesso che esista qualcosa del genere, non dovrebbe seguire l’esempio del cattivo giornalismo (stampato o televisivo) che da anni ci insegna che documentarsi è faticoso e rende meno dello scriver per stereotipi o pregiudizi.

  3. Beh sono contento di avere scatenato una discussione 🙂

    Il mio punto di vista è però molto più simile al vostro di quanto pensiate. Il problema è proprio il giornalismo (o i media) tradizionali, che hanno un approccio vecchio, datato a questo tipo di fenomeni. Se si è sopravvalutato Second Life è solo colpa loro. E non ho detto che Second Life è terminato. Terminato è il cicalio intorno al fenomeno, si è semplicemente ridimensionato o, meglio, è tornato al suo essere vero e proprio, alla sua identità originale. E forse ora è anche meglio come esperienza, questo non posso saperlo.

    Io Second Life io l’ho provato e non mi ci sono trovato per nulla, de gustibus. Penso che sia evidente la provocatorietà e l’esagerazione dell’articolo, ed il mio approccio più che prudente riguardo al web 2.0 (ed in questo, mi trovo d’accordo con la frase di Momin

    “Il “web 2.0″, amesso che esista qualcosa del genere, non dovrebbe seguire l’esempio del cattivo giornalismo (stampato o televisivo) che da anni ci insegna che documentarsi è faticoso e rende meno dello scriver per stereotipi o pregiudizi.”

    Adsimple

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